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Conoscenza: il cambiamento necessario

Intervista al segretario generale Mimmo Pantaleo che apre il congresso della categoria a Napoli. "Non è accettabile che oggi un’intera generazione viva senza speranze. Anche il sindacato ha le sue responsabilità".

11/04/2014
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Rassegna.it

di Anna Maria Villari

Si riparte da Napoli. O, meglio, dalla Città della Scienza di Bagnoli: simbolo delle grandi potenzialità di questo paese, ma anche, dopo il rogo del 4 marzo 2013, dei suoi infiniti problemi, delle sue arretratezze, della battaglia ancora lungi dall’essere vinta per la legalità e il rispetto delle leggi. È qui che ha deciso di tenere, dal 10 al 12 aprile, il suo III congresso la FLC, il sindacato della conoscenza della Cgil, che sull’importanza dei saperi come motore di sviluppo di qualità e strumento per formare cittadini e lavoratori consapevoli sta investendo tanta parte dell’azione sindacale e politica degli ultimi anni. A pochi giorni dall’inizio delle assise incontriamo il segretario generale della FLC CGIL, Mimmo Pantaleo. Tra i fiori all’occhiello che il sindacato porterà a congresso c’è un grande investimento sui giovani, cui la categoria ha dedicato un ambizioso progetto “Adesso e domani”, grazie al quale ha incontrato tantissimi esponenti delle nuove generazioni, registrando i problemi inediti che essi pongono al sindacato anche in materia di partecipazione e rappresentanza.

“Per noi si tratta di una questione cruciale – dice il sindacalista a Rassegna –. Non possiamo accettare che un’intera generazione venga ridotta alla disperazione: senza diritto allo studio, senza lavoro, senza welfare e in condizione di precarietà strutturale ed esistenziale. In tutto questo vi sono state responsabilità del sindacato che ha fatto fatica a rinnovare la propria cultura lavoristica e industrialista mentre cambiava profondamente il mercato del lavoro, il modello d’impresa e la società. Non bastano più le forme tradizionali con cui esercitiamo la rappresentanza: è necessario estendere e rafforzare la democrazia diretta. La riflessione sui contratti nazionali, di come renderli più inclusivi, è importante, ma non è più eludibile un rapporto più efficace tra contratti, welfare e una regolazione legislativa che superi la deregolamentazione completa del mercato del lavoro. Sono convinto che c’è da cambiare radicalmente impostazione nelle nostre politiche rivendicative e avviare anche un vero ricambio generazionale dei gruppi dirigenti”.

Rassegna Ma il gruppo dirigente è pronto, in questa fase, a rimettersi in discussione?

Pantaleo Deve, altrimenti la Cgil è destinata a un’inesorabile, lento declino. Quando un sindacato fa fatica a rappresentare ciò che si muove intorno a esso rischia di autoescludersi. Basta pensare, ad esempio, che solo due rapporti di lavoro su dieci sono a tempo indeterminato. Se non parliamo anche agli altri otto, non riusciamo a rappresentare la complessità del lavoro e a stare in mezzo ai problemi delle persone. Rinchiudendoci in nicchie di rappresentanza, corriamo il rischio di perdere anche la parte “tradizionale” che rappresentiamo. Vorrei aggiungere che nella ricomposizione tra sindacato e giovani bisogna evitare un rischio: il lavoro non si deve contrapporre a forme di reddito minimo garantito. Sono saltate vecchie certezze: una volta se avevi un lavoro avevi un reddito, oggi non è più così; una volta se avevi un lavoro non eri povero, oggi non è più così. Se sono saltati questi paradigmi, c’è bisogno di un reddito minimo garantito con caratteristiche universali, di un welfare studentesco secondo i migliori esempi europei.

Rassegna “Il lavoro decide il futuro” è il titolo programmatico del documento di maggioranza. Possiamo sperare che dal congresso escano indicazioni precise per realizzare attraverso progetti e rivendicazioni il Piano della lavoro che la Cgil ha presentato lo scorso anno?

Pantaleo Il Piano del lavoro della Cgil è un progetto di straordinaria importanza perché inverte la logica oggi dominante che sia la crescita a creare lavoro. Noi diciamo che, al contrario, è il lavoro che determina la crescita e che il lavoro si crea anche attraverso l’intervento pubblico. Penso, ad esempio per quanto riguarda i nostri comparti, a un piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la costruzione di nuovi. L’investimento in istruzione e ricerca avrebbe ricadute sicuramente virtuose.

Rassegna Quali sono gli aspetti più importanti per i lavoratori e i comparti della conoscenza sui quali discutere nei congressi?

Pantaleo La discussione si concentrerà sicuramente sulle tante emergenze che opprimono i nostri settori. Abbiamo vissuto anni di devastazione economica e culturale, ma, al di là delle parole, nei fatti non sembra che ci sia consapevolezza che la conoscenza sia un fattore per ripensare alla democrazia, all’economia, a concetti come l’uguaglianza.

Rassegna Quindi non c’è solo un problema di rinnovi contrattuali e di stipendi...

Pantaleo Il problema economico è il più emergente, ma non è l’unico. A monte c’è quello del riconoscimento della funzione sociale e della dignità del lavoro nei nostri comparti. L’emergenza salariale forse è la conseguenza della sottovalutazione della funzione strategica che può esercitare la conoscenza. Ma le emergenze sono tante: quella occupazionale, i tagli e le loro conseguenze sul funzionamento dei sistemi, il precariato (di cui i nostri settori sono un serbatoio immenso). Tutto questo nonostante i buoni risultati che abbiamo raggiunto: penso alle immissioni in ruolo nella scuola, alle stabilizzazioni nella ricerca e così via. Però i contratti sono bloccati dal 2006 ed è aperta una gigantesca questione salariale. E poi siamo sempre in una guerra continua per mantenere conquiste raggiunte, dagli scatti di anzianità alle posizioni economiche del personale Ata, al blocco della contrattazione nell’università e nella ricerca per effetto della legge Brunetta con tutte le conseguenze che determina sui diritti e sulle condizioni economiche delle persone. Il congresso deve servire anche a dare la speranza nel cambiamento, ma dobbiamo dire come lo rendiamo praticabile. È un processo complesso che va accompagnato da una grande capacità di mobilitazione, non solo nazionale ma globale, almeno a livello europeo. Le prossime elezioni europee devono essere anche per il sindacato l’occasione utile per parlare di questi problemi, di farli venire alla ribalta.

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