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«Il nostro obiettivo: reddito e welfare»

Roberto Ciccarelli intervista il segretario generale della FLC CGIL Domenico Pantaleo.

11/04/2014
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il manifesto

Sui quasi 200 mila iscritti alla Fede­ra­zione dei lavo­ra­tori della cono­scenza (Flc) della Cgil, 70 mila sono pre­cari nella scuola, nell’università e nella ricerca. Negli ultimi quat­tro anni il sin­da­cato gui­dato da Dome­nico Pan­ta­leo, riu­nito a con­gresso nella città della scienza a Napoli a poco più di un anno dopo dall’incendio doloso, ha regi­strato un aumento di più di 10 mila iscritti e nelle ultime ele­zioni alle Rsu ha regi­strato l’avanzata più forte tra i sin­da­cati nel pub­blico impiego.

Come altri sin­da­cati del pub­blico impiego, anche la Flc ha affron­tato le con­se­guenze della legge Bru­netta e dei tagli da 10 miliardi di euro all’istruzione. Occu­pan­dosi di lavoro cogni­tivo, ha com­preso la neces­sità di adot­tare stru­menti diversi per affron­tare il pre­ca­riato nella ricerca e nella scuola che è molto simile a quello di altri set­tori privati.

Ancor prima che lo facesse Lan­dini e la Fiom, la Flc ha ini­ziato a par­lare di red­dito minimo e di wel­fare uni­ver­sale. Pan­ta­leo punta su que­sto per rilan­ciare il senso e la fun­zione di un sin­da­cato in grave crisi di rap­pre­sen­tanza. Al con­gresso di Rimini por­terà un emen­da­mento sul red­dito all’azione 8 del docu­mento di mag­gio­ranza, fir­mato dalla Fiom, che ha otte­nuto il 68% dei con­sensi nelle assem­blee di base.

«L’identità della cate­go­ria è cam­biata, oggi Flc rie­sce ad espri­mere una forte capa­cità di pro­po­sta poli­tica – afferma Pan­ta­leo in una pausa dei lavori del con­gresso — Il red­dito e la riforma del Wel­fare sono stru­menti essen­ziali per ricom­porre un mondo del lavoro in frantumi».

Diven­te­ranno mai l’oggetto di una lotta della Cgil?

Me lo auguro. Se non inno­viamo, reste­remo quelli che rap­pre­sen­tano solo la cate­go­ria dei dipen­denti, men­tre la pre­ca­rietà sarà tra poco maggioritaria.

Il Def pre­vede un nuovo calo della spesa per gli sti­pendi nella scuola, già tagliata for­te­mente dal 2009. Come reagirete?

Il governo Renzi non deve com­piere alcun atto uni­la­te­rale, altri­menti noi siamo pronti ad aprire un duro con­flitto. In que­sti anni il pub­blico impiego, e soprat­tutto scuola e uni­ver­sità sono stati dis­san­guati dai tagli che hanno cau­sato una ridu­zione dei dipen­denti. Biso­gna sbloc­care i con­tratti, ripor­tare al 100% il turn-over nell’università e nella ricerca.

In che modo è pos­si­bile recu­pe­rare que­ste risorse?

Dal taglio delle spese mili­tari e degli F35, da una patri­mo­niale e dalla lotta all’evasione fiscale. Biso­gna inol­tre sgan­ciare le spese per istru­zione e ricerca dal vin­colo del 3% sul Pil.

Non crede che gli 80 euro in busta paga o i 3,7 miliardi per l’edilizia sco­la­stica siano un segnale di buona volontà del governo?

Sono misure posi­tive, ma non sosti­tui­scono la neces­sità del rin­novo dei con­tratti e il blocco della spen­ding review sugli sti­pendi. Ciò che i dipen­denti hanno perso in que­sti anni è supe­riore a quanto il governo dice di volere restituire.

Il mini­stro dell’Istruzione vuole pre­miare il merito e non l’anzianità dei docenti. Ritiene sia una sfida fron­tale ai sindacati?

Il mini­stro Gian­nini fa con­ti­nue e con­fuse dichia­ra­zioni. Nella scuola non ci sono solo docenti, ma i pre­cari, il per­so­nale Ata. Se vuole usare le poche risorse solo per una cate­go­ria, sca­te­nando una guerra con tutte le altre, lo dica subito. Tro­verà la nostra opposizione.

Il governo vi sfida sul merito

Il merito è impor­tante, ma pre­sup­pone l’uguaglianza nelle retri­bu­zioni. Diver­sa­mente da quanto pensa Gian­nini, l’anzianità di ser­vi­zio è una voce impor­tante in tutti i sistemi valu­ta­tivi euro­pei e con­tri­bui­sce al rico­no­sci­mento della pro­fes­sio­na­lità. Per noi la prio­rità è il sala­rio, si met­tano in campo i fondi e discu­tiamo su tutto.

Le pole­mi­che tra Camusso e Lan­dini hanno mostrato le divi­sioni della Cgil. Cosa acca­drà al congresso?

Dovrebbe con­cen­trarsi sul futuro della Cgil, il vero tema. Credo che l’unità vada ricom­po­sta, supe­rando con­trap­po­si­zioni e dif­fi­denze sul testo unico della rap­pre­sen­tanza. Biso­gna tro­vare una mediazione.

Quale?

Con­si­de­rato che la con­sul­ta­zione è stata posi­tiva, in fase di appli­ca­zione dell’accordo biso­gna met­tere dei paletti come la garan­zia di sedere ai tavoli a chi supera il 5% della rap­pre­sen­tanza, sot­to­porre gli accordi decen­trati ai lavo­ra­tori, eli­mi­nare le san­zioni ai delegati.

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