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La FLC CGIL: «Povero il 53% del personale della scuola»

Segnali dal terzo congresso della FLC CGIL, chiuso ieri dopo tre giorni alla Città della Scienza di Napoli.

13/04/2014
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l'Unità

di Adriana Comaschi

Cifre che spiazzano, come quella portata nella sua relazione dal segretario (riconfermato) Domenico Pantaleo: «Nel comparto scuola il 53% dei lavoratori secondo i nostri calcoli dovrebbe beneficiare degli 80 euro di riduzione fiscale, il che significa che hanno salari nella fascia di povertà». Proposte decise, come quella sugli investimenti necessari per scuola formazione e ricerca: «Serve un progetto complessivo sostenuto da 20 miliardi in 5 anni, è il differenziale che ci separa dall’investimento dei Paesi Ocse per queste voci». Segnali dal terzo congresso della FLC CGIL, chiuso ieri dopo tre giorni alla Città della Scienza di Napoli. Un incendio doloso l’ha parzialmente distrutta a marzo 2013, un anno dopo l’accordo per la sua rinascita fatica a decollare. La FLC CGIL ha deciso di ripartire da questo simbolo della voglia di riscatto del mondo della conoscenza e del Mezzogiorno, lanciando anche una campagna di raccolta fondi (fino all’8 giugno) per la ricostruzione del laboratorio di robotica. Preceduto da quasi 3 mila assemblee di base, il congresso ha accolto 528 delegati. Sul tavolo, i nodi di un comparto che politica ed economia di fatto collocano ancora in “serie B”. I numeri sugli investimenti sollecitati dal sindacato lo dimostrano, Pantaleo più in generale accusa il governo: «Non vedo una diversa visione rispetto agli ultimi anni, al di là di buone intenzioni e dei provvedimenti per l’edilizia scolastica, c’è maggiore attenzione a scuola e ricerca ma si ripropongono le fallimentari ricette di stampo gelminiano». Il nodo del contendere con l’esecutivo rimane anzitutto uno, «il contratto deve essere rinnovato per il personale e per tutte le professioni di tutti i comparti della conoscenza» detta Pantaleo, senza questa premessa non si può discutere di valorizzazione o di merito,né rivendicare di puntare sulla conoscenza. Bisogna poi ripensare gli interventi per ridurre la dispersione scolastica e far crescere il numero di laureati e ricercatori. Puntare su di loro è indispensabile, «l’ultimo rapporto di Confindustria dice che un livello d’istruzione come quello dei Paesi più avanzati cita Pantaleo consentirebbe in 10 anni un incremento del Pil di 234 miliardi». O come ricorda il giornalista scientifico Pietro Greco in un’interessante tavola rotonda con il direttore del Cnr, rettori e pedagogisti, «la politica italiana non sembra essersi accorta che il 27%dell’economia mondiale si fonda sulla conoscenza».

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