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Lamonica: conoscenza "cuore" del Piano del lavoro

Ripartire dal Sud, dai suoi saperi, non è solo una scommessa per il Mezzogiorno stesso, ma per l'intero paese, per uscire da una crisi che è crisi profonda di trasformazione inedita, e che come tale non può essere affrontata con gli strumenti tradizionali.

13/04/2014
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Rassegna.it

 

di Stefano Iucci

Ripartire dal Sud, dai suoi saperi, non è solo una scommessa per il Mezzogiorno stesso, ma per l'intero paese, per uscire da una crisi che è crisi profonda di trasformazione inedita, e che come tale non può essere affrontata con gli strumenti tradizionali. Così Vera Lamonica, segretaria nazionale Cgil, nel suo intervento a chiusura del III congresso della Flc Cgil che si sta svolgendo presso la Città della Scienza di Bagnoli (Na). "Non dobbiamo partire da zero, ma dalle proposte contenute nel Piano del lavoro che raccoglie il lavoro fatto da tutta la Cgil in questi anni, e che non è un libro da tenere nei cassetti, ma strumento operativo da utilizzare nelle politiche rivendicative". Nel Piano del lavoro, ha aggiunto, "non c'è un capitolo 'conoscenza', perché questo tema è trasversale a tutto, è alla base della nostra idea di lavoro e di sviluppo fondato sulla qualità e il valore".

La crisi, per Lamonica, cambia tutto, non esistono ricette precostituite; essa stimola ricerca e continua interrogazione su se stessi e sulle proprie pratiche. Una cosa è certa: "Dobbiamo stare vicino alle persone, sul territorio e nei luoghi di lavoro, è questo che negli anni ha costruito la nostra forza e credibilità". "Per questo avevamo scelto tutti insieme che avremmo fatto un congresso di ascolto. Sarebbe però ipocrita dire che ci siamo pienamente riusciti, purtroppo non è così. E non solo per la discussione sul testo unico sulla rappresentanza. Gli emendamenti, per esempio, che sono un elemento fondamentale di dibattito e articolazione del pluralismo, talvolta si sono trasformati in una occasione di posizionamento del gruppo dirigente piuttosto che di confronto". Tra l'altro, la discussione tra i gruppi dirigenti "è stata spesso distante da quella che si è svolta nelle assemblee di base, dove spesso personalmente ho registrato molta distanza da parte dei lavoratori quando si parlava di emendamenti e testi unici. A molti di loro premevano altri problemi".

La segretaria confederale ha molto insistito sulla crisi della rappresentanza che è parte della crisi generale. Tra le molte ragioni che ne sono alla base - culturali, sociali, politiche - bisogna innanzitutto affrontare "quelle che pertengono a noi". "Credo - ha detto - che la questione del precariato, per cui abbiamo fatto tante e anche dure battaglie, non l'abbiamo davvero affrontata fino in fondo. Secondo me il sindacato non può avere come suo obiettivo solo quello di provare a far cambiare le leggi. Il suo mestiere è anche e soprattutto quello di contrattare e rappresentare questi lavoratori, anche quando la stabilizzazione non è al momento raggiungibile. Si tratta di quella che chiamiamo contrattazione inclusiva e su cui stiamo ora lavorando".

L'altro grande tema è quello delle pensioni, sul quale, ammette Lamonica "abbiamo dovuto registrare una grande sconfitta. Credo però che sia sbagliato cavarcela semplicemente col rivendicare l'abrogazione della Fornero per tornare a 'prima'. Credo che noi dovremmo affrontare alcuni temi fondamentali e su questi ritrovare alleanze nel mondo del lavoro. Il primo è quello dei giovani, che fanno anni di precariato ed, entrando tardissimo nel mondo del lavoro, saranno drammaticamente penalizzati nel loro futuro pensionistico. L'altro capitolo è quello dell'articolazione delle uscite, che va ripristinata, evitando però di limitare tutto ciò al concetto di lavoro usurante, perché la fatica non è solo quella fisica".

Il sindacato, comunque, ha l'onere di fare proprie proposte. Per esempio per le riforma necessarie nella pubblica amministrazione e nel mondo della conoscenza: "proposte che devono essere fondate sulla valorizzazione e la qualità del lavoro. Alla base di tutto, però, c'è la riconquista del contratta nazionale: l'idea che i lavoratori di questi comparti possano rimanere vent'anni senza contratto è inaccettabile".

Non poteva mancare, poi, qualche riflessione su un tema di cui si sta molto discutendo, anche aspramente, nel congresso della Cgil e che riguarda il Testo unico sulla rappresentanza. "Non starò qui a difendere quell'accordo - ha detto Lamonica - che naturalmente si può criticare. Ma vorrei che le contestazioni fossero fatte nel merito di quello che dice realmente. Insisto: le sanzioni sono esplicitamente negate per lavoratori e delegati. Se il testo ha un limite, è che per ora vale solo per Confindustria e Confservizi, e che andrebbe esteso, ad esempio, anche ai lavoratori pubblici per quanto riguarda il diritto di voto. Naturalmente noi continuiamo a dire che sulla rappresentanza serve una legge, anche se le condizioni politiche non mi paiono in questa fase ottimali". Quanto al metodo di discussione "certo si può fare meglio, si possono trovare modalità migliori per coinvolgere le persone nella discussione, ma dire che l'accordo di gennaio è arrivato come un fulmine a ciel sereno, mentre il direttivo stava discutendo di queste cose sin dal 28 maggio, mi sembra sbagliato".

Certamente la necessità per la Cgil di cambiare, per stare al passo con tutti i cambiamenti che la investono da fuori, è impellente. "Per questo - ha concluso la sindacalista - dopo il congresso faremo una grande conferenza di organizzazione. Si discuterà anche di confederalità, che certo non deve essere sintesi burocratica ma alta, delle diverse articolazioni. Bisogna però aver chiaro che alla fine, dopo che si è discusso e approfondito, ci deve essere un luogo in cui si decide. Perché un'organizzazione che non decide, si condanna a morte certa".

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